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Servizio Provinciale
Arte Contemporanea
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Leonardo Castellani

La Grande Ginestra, acquaforte, 1977
La Grande Ginestra, lastra, 1977
Il mare nello studio, acquaforte, 1943

Faenza 1896 – Urbino 1984

Figlio di una famiglia di ebanisti, nel 1909 si trasferisce a Cesena quando suo padre viene chiamato a dirigere la sezione di ebanisti-intagliatori presso la Scuola industriale, dove poi Leonardo si diplomerà nel 1913. L’anno seguente s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove frequenta i corsi di scultura assieme ad Osvaldo Licini.

A seguito dello scoppio della prima guerra mondiale, nel 1915, viene chiamato alle armi, ottenendo il congedo solo nel 1920; in questo stesso anno pubblica il suo primo libro “2 Quaderni” che raccoglie pensieri, impressioni ed emozioni degli anni della guerra. Sempre in questo periodo si trasferisce a Roma, dove frequenta lo studio dello scultore Ettore Ferrari ed entra in contatto con Giacomo Balla, principale esponente del Futurismo romano. Tornato a Cesena fonda la “Bottega di ceramica artistica” (chiusa nel 1923) che gli darà modo di concretizzare tutto il fervore futurista che aveva respirato durante il soggiorno romano; a questo periodo risale anche la sua prima personale di ceramica. Nel 1925 espone alla III Biennale di Roma e l’anno seguente alla Biennale di Venezia. Nel 1928 viene chiamato ad insegnare decorazione e ceramica presso l’Istituto d’Arte di Fano; da questo momento in poi non abbandonerà più il lavoro di docente e si avvicinerà al mondo dell’incisione. Nel 1930 viene richiamato a dirigere la cattedra di Calcografia presso la Scuola del Libro di Urbino, di cui ne ricoprirà il ruolo per ben 38 anni. “Urbino determinerà tutte le scelte e i suoi orientamenti successivi; e l’ambiente, con le vedute attorno alla città ducale, diventerà il motivo guida della sua attività di grafico”¹.

In questa città realizza la quasi totalità dei suoi lavori, poesie, opere pittoriche ed incisorie; nelle incisioni di questo periodo, in particolare, il dinamismo futurista viene mantenuto nella carica del gesto ma si attenua nelle tematiche, in quanto Castellani focalizza la propria attenzione nell’ intimità trasognata dei paesaggi collinari del Montefeltro e negli oggetti che fanno parte della propria quotidianità domestica. Nonostante questa ricerca interiore, Castellani non fu mai culturalmente isolato, in quanto cercò sempre di rapportarsi alla contemporanee esperienze artistiche, confrontandosi sia con i grandi incisori del passato (come Dürer, Rembrandt e Corot) sia con quelli a lui contemporanei (come Morandi, Bartolini e Viviani). Dal 1957 al 1961 Castellani pubblica la rivista “Valbona”, che viene stampata ad Urbino ogni tre mesi, con una tiratura limitata per ottanta abbonati, dove compaiono testi critici e poetici di diversi autori (Giuseppe Raimondi, Leonardo Sciascia, Andrea Emiliani, solo per citarne alcuni) ed acqueforti originali firmate e numerate. In contemporanea a questa esperienza, inizierà a stampare e ad illustrare con proprie acqueforti i libri: Quaderni di un calcografo (1955), Cronache d’Amore in versi (1968) Giornate lunghe in Sardegna (1969) 13 Canzonette (1971) Invito in Sicilia (1973) Donne donne così sia (1979).

Nel 1986 la vedova Edvige Piccini con i figli Paolo, Silvestro e Claudio Castellani donano al comune di Urbino, dopo la morte dell'artista, le prime quaranta opere tra lastre e stampe autentiche, che andranno a formare una prima parte della Raccolta Castellani che nel tempo arriverà ad accogliere oltre 150 opere incisore, soprattutto acqueforti su zinco e su rame, realizzate dal 1929 al 1984. La Collezione Castellani è esposta in un salone a lui dedicato all’interno dell’ex Collegio Raffaello di Urbino.


¹Cit. Floriano De Santi, La donazione Castellani, Fondazione Umberto Mastroianni, 2005, p. 69

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